15 Agosto 2026/ Anno A
https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260815
Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
Se non ci siamo già posti in altre occasioni questa domanda, potremmo sorprenderci del fatto che in questa celebrazione si festeggia un mistero, quello dell’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo, del quale le letture non parlano direttamente; in effetti, il Vangelo ci racconta l’episodio della visitazione, proprio di Luca, al quale la Chiesa dedica già una festa specifica, collocata al 31 Maggio dopo il Concilio Vaticano II. La lettera ai Corinzi parla della Resurrezione nel confronto tra Cristo e Adamo, testo che si legge anche nella festa di Cristo Re per l’anno C. La lettura di Apocalisse 11, con la donna vestita di sole che sta per partorire un figlio maschio che il drago vuole uccidere, è un rimando, anche se secondario, proprio alla figura di Maria; ma si tratta di una scena rivelatoria, dunque apocalittica, in cui si evoca una lotta con il male e la vittoria di Dio su di esso. Perché non leggiamo direttamente il testo nel quale si parla dell’assunzione al cielo di Maria? Non lo leggiamo perché non lo abbiamo; i Vangeli sono molto reticenti su Maria, ci dicono poche cose perché la centralità è tutta su Cristo e ogni cosa deve portare a Lui. La tradizione della Chiesa, però, da subito ha creduto a questo mistero dell’Assunzione di Maria, la madre di Gesù: anche lei, come il figlio, subito dopo la morte è stata portata in cielo con il corpo; ella ha ricevuto subito, come il Figlio, quel dono della Resurrezione della carne che è promessa a ogni credente. Una tradizione che, seppure controversa, è stata sempre sostenuta, anche attraverso la redazione di testi tardi, intorno al IV secolo, come la Dormitio Mariae, che racconta proprio come sarebbe avvenuta la morte e l’assunzione di Maria; questi testi hanno alimentato la devozione per questo mistero, sostenuto poi dai grandi teologi del medioevo, come Tommaso d’Aquino, Bonaventura e Alberto Magno. Solo in epoca recente, però, si è generata la necessità di stabilire questo mistero come dogma, cioè qualcosa che rappresenta una verità rivelata non più dubitabile, alla quale credere perché esprime un aspetto importante della fede cattolica. Così, nel 1950 Pio XII promulgò questo dogma; basterebbe però scorrere nella storia dell’arte le tantissime opere dedicate a esso, in tutte le epoche, per comprendere la sua importanza nella tradizione della Chiesa e per tutto il popolo, lungo i secoli. Perché questa festa è così importante e in molti paesi corrisponde a un giorno non lavorativo, come Natale e come il periodo pasquale? Tanti cristiani che hanno ridotto questa festa semplicemente a un momento per stare insieme e di vacanza, cristiani che non vanno neanche a messa in questo giorno, dovrebbero ricordarsi quale aspetto della vita e riflessione cristiana stanno tralasciando.
Tutta la vicenda straordinaria del Figlio di Dio, dall’incarnazione fino alla morte e Resurrezione, portando il messaggio di salvezza destinato a ogni uomo per ogni epoca, non si ferma sulla sua Persona rimandando, per noi uomini, la Resurrezione della carne in un futuro promesso ma lontano. Quella promessa è già esaudita come primizia in una donna, la madre di Gesù e dunque, madre di Dio. Ella ha ricevuto uno speciale dono di grazia, è stata concepita senza peccato, ha portato in grembo il Signore, lo ha partorito al mondo, poi, divenuto Gesù adulto, è diventata sua discepola, facendosi esempio di chi ascolta la Parola. Tutto questo, rimanendo sempre una donna, una di noi, una del genere umano, nata dalla carne oltre che benedetta dallo Spirito. E lei, proprio lei, ha vissuto per prima quello che è promesso a ciascuno, la Resurrezione della carne. Non una vana speranza, bensì una concretezza certa nella fede, concretezza che dovrebbe – se ci credessimo veramente – dare forma a tutta la vita di quaggiù. L’azione di Dio è sempre sovrabbondante e nel mostrarci la via della vita e della verità, il Signore non è mai avaro.
Ecco che ora possiamo inquadrare meglio le tre letture; quelle indicate corrispondo alla liturgia del giorno. La Resurrezione di Cristo è anche per noi, se come Maria siamo di Cristo: così, il confronto tra Adamo e Cristo fatto da Paolo nella lettera ai Corinzi ha questo obiettivo, quello di indicare la morte che entra nel mondo con il peccato e la vita che Cristo ci porta. Una dualità, uno scontro che ritroviamo, in forma diversa, nelle altre due letture. Nel Vangelo Maria, dopo aver detto sì all’angelo che le chiede di diventare madre del Signore, va da Elisabetta e lì, trovandola incinta, vede con i suoi occhi l’agire di Dio. Dio agisce nei poveri e con essi, abbatte i potenti dai troni, innalza gli umili che sono disposti a rimettere la loro vita nelle sue mani; umiltà e potenza si scontrano e l’umiltà, scelta e amata da Dio, si rivela essere la verità destinata a prevalere, a non finire, si rivela la caratteristica di Dio. E così scaturisce quel meraviglioso testo del Magnificat, che dovremmo davvero elevare a Dio con tutto il cuore, lasciandoci convertire da quella via di piccolezza che tante volte ancora non scegliamo e che ancora non ci convince, perché troppo scomoda.
Una fortissima dualità la riscontriamo anche nella prima lettura, tratta dal capitolo 11 dell’Apocalisse di san Giovanni; si apre il tempio di Dio e per noi è come se si aprisse una porta e Giovanni ci facesse vedere qualcosa di incredibile, non solo qualcosa che avverrà nel futuro e che riguarda Dio, ma qualcosa che è già avvenuto e che non comprendiamo bene se non ci viene “rivelato”. Da soli potremmo rimanere a guardare le cose del mondo con superficialità e pensare che la verità stia da una parte e invece la verità sta da un’altra; ecco che si apre una porta e noi vediamo ciò che è oltre noi, ciò che riguarda il mondo di Dio. Siamo in cielo, dunque stiamo scrutando le cose di Dio; non tutto è pacifico e sereno, anzi al centro c’è un parto. Sì, proprio così, un parto che comporta sofferenza perché la donna che sta partorendo grida; ma non è una donna “normale”, è una donna vestita di sole con la luna sotto i piedi; da questo passo nascono molte delle raffigurazioni di Maria. Chi è questa donna sofferente? È Israele che sta partorendo al mondo il Messia, il popolo santo dell’eterna alleanza con Dio; ma è anche l’umanità, allora, che sta partorendo e, dunque, nello specifico Maria; è, allora, anche la Chiesa che, dalla Resurrezione in poi, continuamente donerà al mondo il salvatore attraverso i sacramenti. Questo bambino, però, è attaccato da un drago rosso che vuole divorarlo, vuole ucciderlo; è lo scontro con il male, è la morte che vuole inghiottire la vita. Il bambino sta nascendo e la morte lo vuole per sé. Questo drago, con la morte, vuole uccidere la vita e la bellezza, infatti si trascina con la coda le stelle. E poi, cosa succede dopo questa scena pericolosissima? Che il drago non ha la meglio, non vince! Vince la vita, il bambino viene portato in cielo, lui che è destinato a regnare, e la donna, che dunque è anche la Chiesa, portata nel deserto nel luogo che Dio le ha preparato. La voce potente dal cielo che proclama la vittoria, rinsalda la bellezza di questo finale nel quale sono riconosciuti e restituiti a Dio salvezza, forza, potenza e regno attraverso il suo Cristo. Nella dualità, nella lotta tra bene e male, tra vita e morte, tra potere e piccolezza umile, vince Dio, vince la sua via, vince il suo amore.
Se abbiamo domande sulla vita e sulla morte, sul dolore, sulla giustizia, sulla potenza e sull’umiltà, in pagine come queste possiamo farle confluire; non sono immagini evocative e basta, mentre poi le nostre vite vanno da altre parti. C’è la nostra vita in gioco, le nostre relazioni, le nostre speranze, la nostra adesione alla vita e la nostra possibilità concreta di avere in Dio il nostro telos, cioè il senso finale e ultimo della nostra vita. Con questo corpo andremo da Dio, come Maria; un corpo che ci verrà restituito, dopo la morte, in un modo che non sappiamo immaginare. Come lo usiamo questo corpo; per amore, come Gesù, che si è dato tutto? Come Maria, che è diventata arca dell’alleanza, luogo che porta Dio al mondo? Oppure lo usiamo per noi stessi, facendo del nostro corpo in tutte le forme possibili, il luogo dei nostri egoismi e del nostro vivere per noi stessi?
Sorella Michela Arnone
