18 ottobre 2026/ Anno A

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Is 45,1.4-6; 1 Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21

Dopo settimane nelle quali l’ambientazione era quelle delle parabole, parabole del regno con contenuti forti, evocativi e stimolanti, oggi la scena cambia; al centro del brano di oggi c’è un detto di Gesù molto noto, che potrebbe attirare completamente la nostra attenzione. Per leggerlo sotto la luce che l’evangelista vuole dare, però, è necessario che lo contestualizziamo e che non dimentichiamo tutto il percorso fatto fino ad ora. Il tema del rifiuto, raccontato sotto varie angolature dalle parabole, ora si fa concreto; già dopo la parabola dei vignaioli omicidi, in 21,46, eravamo stati avvisati che i farisei avevano capito che Gesù parlava di loro, avrebbero voluto catturarlo ma non lo avevano fatto per paura della folla. Poi segue la parabola del banchetto di nozze, che affronta il rifiuto in due modi nelle due scene che troviamo in Matteo, come abbiamo visto la settimana scorsa, e ora il narratore ci avvisa che a questo punto i farisei se ne vanno e tengono consiglio per far cadere in trappola Gesù. Vogliono fargli dire cose che diventino l’occasione per catturarlo. Ci saranno quattro dispute di cui leggeremo solo la prima, questa domenica, e la seconda domenica prossima; le domande sono poste con inganno, con un intento cattivo, ma Gesù mostra nelle risposte non solo grande sapienza e intelligenza, ma anche grande equilibrio. Soprattutto è forte il confronto con il fatto che, qualche pagina prima, quando Gesù chiede di prendere posizione su Giovanni Battista agli anziani, essi non hanno coraggio e sapienza per dare una risposta, perché il loro cuore non è limpido. Invece per Gesù è diverso, è lui quello ingannato eppure sa stare di fronte all’inganno: prima di tutto, lo riconosce; in Mt 22,18 si dice che Gesù si rende conto della loro cattiva intenzione. Questo è importante, perché a volte la mentalità comune vorrebbe che i cristiani pensino che gli uomini sono sempre buoni e che fanno le cose per il bene; tutte persone mediamente brave e oneste: questa è la mentalità borghese, non quella del Vangelo. Il Vangelo, ma potremmo dire tutta la Scrittura, mettono in luce senza remore la complessità del cuore dell’uomo, le sue scelte che tante volte sono verso l’egoismo, la cattiveria e l’inganno. Gesù sta di fronte a ciò con consapevolezza e non mascherando; a partire da questa consapevolezza può porsi come figlio di Dio e mostrare come stare da giusto di fronte a chi inganna. Senza violenza, con amore, assumendosi il peso di quella cattiveria, come farà con la Croce; quella verità e quell’assunzione saranno le uniche possibilità, anche per i cattivi, fino alla fine, di cambiare strada.

La disputa nella quale Gesù viene tirato è una disputa politica, possiamo dire; qui Gesù dice una parola sulle tasse, che spesso viene usata per desumerne varie questioni sulla necessità di pagare le tasse e stare dentro ai sistemi sociali nei quali viviamo, anche se hanno i loro limiti e possono richiedere cose non sempre giuste. E questi sono argomenti importanti che hanno la necessità di essere approfonditi e sviluppati anche in maniera più ampia, questioni di vita morale del cristiano su cui si è riflettuto e si riflette e che sono importanti; il cristiano nelle varie epoche storiche, nei vari contesti sociali ed economici che si trova a vivere deve dialogare con questi contesti e porsi come testimonianza, in maniera intelligente. Oggi la dottrina sociale della Chiesa si occupa anche di questi temi, che meritano una ampia trattazione. Il focus del Vangelo, però, non è esattamente questo, ma si tratta di una questione quasi più teologica che non politica. La disputa e la risposta di Gesù svelano il mal posizionamento dei farisei e mostrano in modo sempre più chiaro su cosa si appoggia il loro rifiuto; questo, potrebbe far emergere anche in noi dei punti che minano la presenza reale di Cristo nella nostra vita quotidiana e che possono condurci a rifiutarlo, anche quando ci sembra di accoglierlo. I farisei sono concentrati su questo mondo, sul problema spinoso della dominazione romana; il messia atteso avrebbe dovuto liberare dalle dominazioni, secondo certe tradizioni, allora quest’uomo Gesù che fa discorsi strani e concretamente non sta facendo nulla, come si pone su questo tema? Essi vanno da lui con gli erodiani, che vicini ad Erode Antipa erano amici dei romani: dunque Gesù è in trappola, sia che dice una cosa a favore sia che dice una cosa contro, una delle due fazioni avrà di cosa accusarlo. La vita quotidiana e i suoi umani problemi, reali e importanti, non sono riletti alla luce di Dio ma ingabbiati nelle strettoie asfissianti del mondo, di equilibri che dipendono completamente dall’uomo, da chi detiene potere e ricchezza e basta!

Gesù, invece, prendendo la carne di uomo, viene a insegnare e mostrare che ogni cosa dell’uomo è importante ma che, tanto le più belle quanto le più faticose – come può essere lo stare sotto un dominatore politico ed economico – vanno rilette in Dio. La fatica dei cristiani, oggi, di essere veri testimoni e segno del Regno di Dio forse si può riassumere tutta qui: non si rilegge e ricapitola tutta la propria vita alla luce di Dio, dunque si smarrisce il mistero dell’incarnazione di Cristo e si depotenzia il dono dell’Eucarestia. Cristo, con la sua carne, vuole prendere carne nella nostra carne. E questa non è alta mistica riservata ad alcuni, è vita cristiana per ciascuno; la nostra vita è fatta di relazioni, con i genitori, con i figli, con i partner, con il lavoro, con i soldi, con i beni, con noi stessi, con gli altri. Se Dio non entra in queste cose, se non le trasfigura e non le capovolge, capovolgendo noi da dentro, siamo come i farisei, vogliamo da Gesù risposte sulle cose del mondo che in realtà vogliono ingannarlo, perché siamo noi quelli non disposti a farci toccare davvero. La lezione teologica, allora, che egli consegna ai farisei è molto alta:

«Voi leggete le cose di questo mondo solo con le categorie del mondo, ma quello che conta davvero per la vostra vita non è potervi liberare dal dare la tassa a Cesare; quella tassa è mondo, sono cose che passano, datela pure perché siete nel mondo e dovete stare con rispetto in esso; c’è sopra la sua immagine, Cesare l’ha fatta produrre, allora ridatela a lui la moneta. Ma ridate a Cesare anche l’importanza che ha rispetto a tutto il resto, un’importanza minima e passeggera; quello che conta è altro, quello che conta è poter restituire a Dio ciò che gli appartiene, cioè voi. Lo capite che mentre sulla moneta c’è l’immagine di Cesare, dentro di voi c’è l’immagine di Dio? Allora voi siete più di questo, siete più delle vostre dispute e problemi economico-politici, siete figli di Dio. Uscite fuori dalle angustie in cui vi richiudete, cercando di farmi cadere in tranello, e riconoscete la vocazione altissima che c’è dentro alla vita di ciascuno di voi. Se comincerete dando a Dio voi stessi, perché da Lui venite e a Lui appartenete, tutte le questioni ordinarie le saprete discernere e scegliere con intelligenza e sapienza, come sto facendo io ora con voi. Saprete accogliere me, perché capirete che il Padre mi ha mandato per mostrarvi la via della vera umanità. Una umanità né spiritualistica né mondana, una umanità vera! Se non farete questo, invece, nessuna sapienza abiterà il vostro cuore e l’unica immagine che uscirà da voi sarà quella del potere e della ricchezza a cui vi attaccate, come la moneta su cui c’è l’immagine di Cesare. La vostra vita non appartiene a Cesare, anche se questi vi chiedesse troppo; la vostra vita appartiene a Dio. Però solo voi potete far in modo che questo emerga e che l’immagine di Dio che è in voi risplenda davvero, come risplende in me».

Proviamo a leggere per noi queste parole; pensiamo a una situazione della nostra vita che ci crea pensiero, preoccupazione, dolore, una situazione che ci sembra senza via d’uscita. E proviamo ad ascoltare Gesù che ci risponde, come ai farisei: «date al mondo ciò che appartiene al mondo, ma date a Dio voi stessi, perché a lui appartenete».

Sorella Michela Arnone

Jos Speybrouck (1891-1956): Tributo a Cesare 
(Cromolitografia dalla serie sugli Evangeli prodotta dal 1932 al 1940
per l’Abazia di Saint André a Bruges)