SENZA EUCARISTIA?

In un piccolo pezzo di pane, in un sorso di vino… così inizia un canto che amiamo nella nostra Comunità di Napoli …

“Un piccolo pezzo di pane” in cui, il Signore, si è consegnato alla sua Chiesa, quel “piccolo pezzo di pane” che, come scrive Luigi Santucci nella sua bellissima Vita di Cristo, è stato pensato da Gesù per “gettare uno sterminato ponte di pane tra Lui e noi”… Dono preziosissimo perché è Lui quel dono, dono preziosissimo perché senza quel pezzo di pane che è il Suo Corpo e senza quel Calice che è il Suo Sangue, noi non ce la faremmo ad amare come Lui vuole, non ce la faremmo ad imparare a non voler salvare noi stessi a discapito degli altri e dell’Evangelo stesso.

È così… L’Eucaristia ci chiede di fare quello che Lui ha fatto: farci dono d’amore, d’un amore che non si stanca.

E ora che accade?

Molti stanno gridando scandalizzati (o solo addolorati!): <<Ci è tolta l’Eucaristia>>!

Sì, ci è stato chiesto proprio questo e non da gente iniqua e nemica ma dai nostri Vescovi, dai nostri Pastori, da quelli che hanno il compito di guidarci e nutrirci.

Ci è stato chiesto questo per un’emergenza sanitaria gravissima e noi lo faremo, lo dovremo fare, dobbiamo obbedire; obbedire certo ai Vescovi e alla storia, obbedire a quelli che ci governano in quest’ora difficile, nella quale l’emergenza di questo virus ci ha gettati.

La scienza ci dice che è necessario eliminare le occasioni di contagio, di assembramento… ed è così! Le strutture sanitarie potrebbero non sopportare una insorgenza massiccia di ricoveri e si arriverebbe a dover fare tragiche scelte circa chi tenere in terapia intensiva e chi no! Non si deve arrivare a questo! Allora OBBEDIAMO! E siamo prudenti e non presuntuosamente sciocchi! Non giochiamo!

Ma come faremo senza Eucaristia? I Santi Martiri dell’Abitene (IV secolo) non dissero forse: <<Sine dominico non possumus>> (che significa: <<Non possiamo vivere senza l’Eucaristia, senza il giorno del Signore>>)?

Fratelli, viviamo questa rinunzia come una grande penitenza… Facciamo penitenza per tutte le Eucaristie rifiutate, vendute per quattro soldi, per tutte le Eucaristie bistrattate, vissute senza amore, per tutte le Eucaristie non apprezzate come dono davvero irrinunciabile, per tutte le Eucaristie da cui siamo usciti come prima e a volte peggio di prima, per tutte le Eucaristie da cui non ci siamo fatti plasmare, per tutte le Eucaristie commercializzate (Che vergogna! Da noi preti e da chi continua a collegare il il Sacramento dell’amore solo con dei soldi da dare!), per tutte le Eucaristie trasformate in rito magico, scaramantico o biecamente “religioso”… per tutte le “Messe” moltiplicate senza ragione…

Faremo penitenza come Chiesa che non ha saputo trasmettere l’amore per quel dono supremo di Gesù, come Chiesa che non ha saputo sempre narrare la bellezza di quel dono e ne ha dovuto fare un precetto (addirittura il precetto dell’Eucaristia una volta all’anno a Pasqua!). L’Eucaristia è un compito non un precetto: è il compito di lasciarsi plasmare dal Corpo del Signore per essere sempre più davvero Suo Corpo, l’Eucaristia è la santa radice del Mandatum novum … Se non abbiamo raccontato veramente Cristo è perché troppe Eucaristie sono state solo rito!

E allora facciamo penitenza!

Desideriamo l’Eucaristia!

Viviamone le profondità!

Tutte le Eucaristie che abbiamo vissuto prendano forza e vigore oggi nei nostri cuori; in questo tempo in cui tanti di noi saranno impediti di accostarsi all’Eucaristia cerchiamo in noi quelle energie pasquali deposte in noi da tutte le celebrazioni eucaristiche vissute!

Questa rinunzia sia poi un atto d’amore! Atto d’amore verso i nostri fratelli tutti, verso questa umanità di cui facciamo parte, atto d’amore che è una rinunzia perché la malattia non si propaghi e faccia così vittime soprattutto tra i più deboli! Non si gioca con la vita dei piccoli, dei poveri, dei deboli… non si gioca con la vita in genere!

E allora OBBEDIENZA senza mezze misure.

Costa? Certo! Tantissimo!

Poi, questa rinunzia è anche un’altra cosa: prendere parte alla rinunzia di tanti che oggi e nel passato per vari motivi sono stati privati dell’Eucaristia… è uno stare accanto a quelli che ne sono esclusi (non ci mettiamo ora a discettare sul come e sul perché! La realtà è che tanti sono stati e sono esclusi dall’Eucaristia! O se ne sono esclusi colpevolmente o incolpevolmente!); è partecipazione al dolore di popolazioni che non hanno il presbitero che presieda l’Eucaristia e non possono accostarsene se non rarissimamente!

Sarà inoltre penitenza per la mancanza di vocazioni presbiterali che ci dice quanto lontano è il cosiddetto popolo cristiano dalla vera fede, da una fede che accende i cuori! Mancanza di vocazioni che ci dice come povera e fallimentare sia la trasmissione della fede alle nuove generazioni da cui sempre meno vengono giovani che decidano di dare la vita per il ministero presbiterale (come pure per tutte le altre vocazioni ecclesiali!).

Viviamo allora questo tempo come tempo penitenziale (inizia proprio in Quaresima!).

Poi, fratelli, l’ Eucaristia è nei nostri tabernacoli e nessuno ci impedisce (rispettate le norme di distanza eccetera… Eppure non mi illudo, folle non ce ne saranno!) di trovare dei tempi per stare davanti alla Presenza Eucaristica!

Poi, fratelli, se non avremo il Pane dell’Eucaristia abbiamo il Pane della Parola! Questo lo abbiamo in abbondanza! La Scrittura è nelle nostre mani e la sua fruizione dipende solo da noi! Se ce ne nutriamo non moriremo di fame! I nostri fratelli Riformati, per la loro storia, le loro scelte teologiche e la loro identità vivono di quel Pane santissimo della Parola contenuta nelle Scritture! È questo un tempo da vivere così, un tempo che potrà attizzare il fuoco del desiderio del Pane Eucaristico che noi cattolici dichiariamo di apprezzare tanto!

Un’ultima domanda: chi si accorgerà di questa privazione dell’Eucaristia? Chi se ne accorgerà e ne soffrirà sarà il popolo della Quarta Ipotesi (cf. M. Bellet, La quarta ipotesi, Servitium, Sotto il Monte BG 2003), quello da cui la Chiesa potrà ritrovare la forza per rimanere nella storia quale Chiesa di Cristo e non come altro!

Se abbiamo questo dolore per la rinunzia all’Eucaristia custodiamolo bene e facciamolo diventare forza per prendere decisioni serie e radicali per l’Evangelo, per il Regno, per la fraternità da cui può nascere l’annunzio dell’uomo nuovo!

Scegliere l’Evangelo è certamente essere disposti a perdere qualcosa… La rinunzia all’Eucaristia sia “segno” di questo “sì” a perdere qualcosa di noi per dare accesso al Signore!

È paradossale? Ma cosa nel cristianesimo non lo è?

Dal Monastero di Ruviano, 9 marzo 2020
P. Fabrizio Cristarella Orestano