Anthropo-lógos

Anthropo-lógos è il nome con il quale noi monaci di Ruviano e i nostri fratelli dell’Associazione L’Esperienza abbiamo scelto di designare una serie di incontri che vorremmo siano dei veri e propri dialoghi in monastero.

Il monachesimo più autentico fin dal principio è stato caratterizzato da un’attenzione grande all’uomo e alle dinamiche dell’umano, convinto che fondamento di ogni vera ricerca di Dio è l’assunzione della propria carne di uomo e questo senza sconti, né oblio alcuno. I dialoghi in Monastero si pongono proprio in tale linea di consapevolezza; questi incontri ci stanno permettendo di affrontare un tema che è stato sempre a cuore al monachesimo e che molto ci sta a cuore e deve stare a cuore alla Chiesa: l’uomo e la sua apertura all’A/altro, come fondamento di ogni possibile percorso di umanizzazione.

         La domanda che dobbiamo farci come uomini del nostro tempo e come credenti nell’Evangelo di Gesù è proprio quella circa il contributo che dobbiamo e possiamo dare all’umanizzazione.

Anthropo-lógos sono allora occasioni di pensiero, di confronto, di raccolta di esperienze umanissime radicate nella comune ricerca di Dio che non può non essere ricerca dell’uomo!

Il primo di questi incontri, il 18 Marzo 2018, è stato un dialogo con il prof. Luigi Santopaolo (PFTIM sez. San Tommaso) sulla sacra Scrittura dal titolo: PAROLA FERITA.



Il secondo, invece, del 27 Maggio 2018, ha visto interagire alcuni movimenti ecclesiali che hanno cercato di raccontarsi reciprocamente qual è il contributo del movimento all’umanizzazione dell’uomo: Azione Cattolica, Neocatecumenali, Focolarini, Comunione e Liberazione e Associazione l’Esperienza.

Il monastero ha curato la pubblicazione degli atti di questo incontro, che sono diventati un opuscolo disponibile presso il monastero per chiunque fosse interessato al tema.

Il terzo incontro, tenutosi il 22 giugno 2019, ha permesso l’incontro e il dialogo tra realtà ecclesiali che vivono come comunità di famiglie.

Fratelli di Nomadelfia, https://www.nomadelfia.it/ ,
Mondo di comunità e famiglie, http://comunitaefamiglia.org/ e Famiglie Missionarie a km 0, http://bit.ly/famiglie-missionarie hanno regalato a tutti i presenti delle testimonianze straordinarie su come il Vangelo, scelto e incarnato fino in fondo, regali delle vite belle, buone e felici!

Un racconto della giornata

Sono stati pubblicati gli atti di questo incontro

L’ultimo Dialogo in monastero c’è stato il 19 Ottobre, tenuto da Sabino Chialà, monaco di Bose, sul contributo della vita monastica all’umanizzazione…

Dall’introduzione al primo opuscolo
(p. Gianpiero Tavolaro, monaco di Ruviano):

Il dialogo è la prima forma letteraria attraverso cui, in Occidente, è stato trasmesso il pensiero filosofico (se assumiamo Platone come primo filosofo in senso pieno); e ancora, nel mondo cristiano antico e medievale (si pensi, per esempio, ad Agostino o ad Anselmo d’Aosta, per citare solo due nomi che credo siano noti a noi tutti) il dialogo viene usato come forma letteraria che serve alla trasmissione del sapere all’interno di un rapporto maestro-discepolo che, richiamando il personale rapporto del credente con il Signore (suo Maestro interiore), riprende l’idea socratico-platonica – evidentemente condivisa dalla tradizione cristiana – che la verità sia dentro ciascuno e che vada semplicemente tratta “dal di dentro”. Nel mondo contemporaneo, il dialogo ha ben altro valore: non ci sono più – almeno così sembra – maestri che debbano guidare i discepoli alla scoperta della verità che li abita! In un tempo in cui la verità sembra rarefatta – sembra cioè non esistere più come qualcosa di oggettivamente dato e raggiungibile, per cui ognuno si costruisce una verità propria –, il dialogo è piuttosto la forma che assume l’incontro tra i diversi, portatori ciascuno di una verità non da imporre, ma da condividere e sulla quale riflettere insieme. Quest’ultimo è, in realtà, un modello che, per certi versi e senza troppe enfatizzazioni, affonda le sue radici nel Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano di Pietro Abelardo[1]: si tratta di un dialogo che, diversamente dal coevo Sefer ha Kuzari di Giuda Hallevi, non intende difendere la propria religione, ma invita ad affrontare i conflitti dottrinali e filosofici senza precostituite condanne per questa o quella posizione[2]. I nostri incontri si pongono in continuità con questo duplice modello di dialogo: da credenti, infatti, non possiamo negare di riferirci a una verità che per noi ha il volto di Gesù di Nazaret, il Verbo di Dio fatto uomo; tuttavia, la svolta sul soggetto compiuta dalla modernità invita anche il credente a non concepire la verità in modo monolitico, nel senso che l’affermazione della verità può coesistere con il riconoscimento dei molteplici riflessi attraverso cui essa si manifesta dentro e fuori della comunità cristiana[3]. Per questi motivi, dunque, desideriamo fare la nostra piccola parte nella promozione del dialogo tra diversi e auspichiamo che questo monastero possa essere sempre più luogo di questo incontrarsi per dialogare.


[1] Il Dialogo venne composto a partire dall’estate del 1140, a seguito della condanna da parte del concilio di Sens.

[2] Il fine del Dialogo è, in tal senso, quello di individuare la religione più conforme alla razionalità.

[3] Per questo la Chiesa antica non era solo molto più variegata al suo interno, ma sapeva anche guardare al di là di sé per cogliere ovunque, finanche nel mondo pagano, i semi della presenza del Verbo di Dio.